La vita è solo una questione di scelte


In questi giorni stavo finendo di leggere “Il Potere della Focalizzazione” di Jack Canfield, Mark Victor Hansen e Les Hewitt.

Premesso che il libro è splendido e vale la pena di esser letto, mi ha particolarmente colpito un racconto che gli autori fanno nella parte finale, quando raccontano la storia di Wilma Rudolph, una ragazza di colore nata nel 1940 che supera la sua brutta malattia e vince ben 3 medaglie d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960.

La vita è solo una questione di scelte.
Siccome la storia aveva dell’incredibile, mi sono documentato ed ho scoperto che la Rudolph era la ventesima di ben ventidue figli di una famiglia di colore americana molto povera, a causa della Grande Depressione.

La mamma di Wilma dedicò gli anni successivi alla nascita della figlia a curare ogni genere di malattia che la bambina contraeva. Un giorno si accorse che il piedino e la gamba destra di Wilma erano deboli e si stavano deformando: aveva la poliomielite (proprio come il grande ipnoterapeuta Milton Erickson).
Tutti i medici affermarono che Wilma non sarebbe più riuscita a camminare, ma la Signora Rudolph era testarda e combattiva. Scoprì che Wilma poteva essere curata al Meharry Hospital di Nashville (all’epoca l'ospedale più vicino riservato ai neri) e nonostante distasse dalla città in cui abitavano parecchi chilometri, vi condusse la bambina per due anni di fila, due volte la settimana per farle fare le terapie.

Ci vollero anni prima che Wilma potesse riprendersi fisicamente e finalmente, all’età di dodici anni, grazie alla tenacia e alla perseveranza di Sua madre riuscì a tornare a camminare normalmente. A fare tutte quelle cose che per una bambina ed un bambino della sua età, sono determinati: correre, giocare e divertirsi.

La tenacia e la perseveranza premiano sempre.
Ma Wilma aveva deciso di stupire il mondo ed a scuola volle dedicarsi al basket, diventando ben presto una star, stabilendo record su record. Fu notata dall'allenatore di atletica, che l’avviò alla velocità.

In poco tempo, Wilma Rudolph divenne una velocista di livello mondiale, guadagnandosi il soprannome di "gazzella nera". Ad appena sedici anni, partecipò alle Olimpiadi del 1956, vincendo la medaglia di bronzo nella staffetta USA 4 x 100 m.
Ma era solo all’inizio ed il 7 settembre del 1960 a Roma, Wilma Rudolph fu la prima donna americana a vincere ben tre medaglie d'oro nella velocità. Fantastico, semplicemente fantastico.
Nonostante tutte le difficoltà fisiche iniziali, Wilma Rudolph e sua madre, hanno dato un gran lezione di carattere e di tenacia a tutto il mondo. In particolare, a tutte quelle persone che pur avendo avuto molto, dalla vita, continuano ogni giorno a lamentarsi per delle cose futili e banali.
La gente non si rende conto della fortuna che ha, delle cose belle di cui può godere ogni giorno. Eppure, si soffermano unicamente su quello che manca loro. Cose insignificanti, senza peso, senza valore. Senza apprezzare la “vera ricchezza” che hanno già.

Cara Wilma Rudolph, ammetto che sino all’altro giorno non Ti conoscevo. Anche se mi rifarò presto, leggendo la Tua autobiografia.
Grazie della lezione di vita che mi hai trasmesso. Anche oggi ho imparato qualcosa di nuovo, anche oggi ho avuto la conferma che la vita è solo una questione di scelte.

“La forza miracolosa che permette a pochi di elevarsi al di sopra dei più deve essere ricercata nell’intraprendenza, nell’impegno e nella perseveranza dei primi, sotto la spinta di uno spirito determinato e coraggioso”. Mark Twain.

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Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach
“Che aiuta le persone ha raggiungere un obiettivo in 5 passi”

ps
Nel mio ebook, PENSO POSITIVO, racconto molte storie di vita vissuta come quella di Wilma. Anzi, ne racconto una in particolar modo: la mia. Molto simile, anche se sono stato più fortunato, a quella di Wilma Rudolph.

Commenti

Divina ha detto…
Che storia fenomenale... Cercavo informazioni e le ho trovate.... :) Bell'articolo!
Grazie per i complimenti e lieto che l'articolo ti sia piaciuto...